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Ogni città dovrebbe avere una Maker Faire

ScreamGrab of a Maker Faire GuestManca poco più di un mese a Maker Faire Rome: in attesa del programma dell’evento, vale la pena parlare un po’ del perché sia importante riunire maker, fabber e artigiani del nuovo millennio nello stesso luogo. Lo spettacolo e il divertimento scaturiti da idee e oggetti in mostra sono senza dubbio un buon motivo per volere un maker faire sotto casa, ma c’è di più.

Il vero motivo è che ogni città ha bisogno di un luogo che riunisca insieme una grande quantità di idee e mani pronte a realizzarle. Sono quegli eventi che mettono insieme una massa critica di persone abbastanza grande e determinata da innescare qualcosa. Chiamatelo cambiamento, chiamatelo innovazione, chiamatelo come volete. L’importante è che sia qualcosa di concreto.

Un esempio? Negli Stati Uniti qualcuno sta ricostruendo la città di Detroit – colpita da una forte crisi negli ultimi cinque anni – partendo dalle persone. Come racconta Matt Haber in Meet the Makers: Rebuilding Detroit by Hand, esistono una miriade di iniziative, come il workspace Ponyride, mirate a rimettere insieme le persone che fanno cose.

Non a caso, a fine luglio si è tenuta la Maker Faire Detroit: una bella occasione per rimescolare le idee e i cervelli della zona. È successo lo stesso dall’altra parte dell’Oceano con la Elephant & Castle Mini Maker Faire di Londra. L’evento ha portato 1500 visitatori a esplorare 70 progetti creativi che vanno dai pixel liquidi fino ai tunnel sensoriali.

Le idee hanno anche il vantaggio di essere contagiose. L’educatore-maker Phil Shapiro ha proposto di trasformare in makerspace 50 scuole in via di chiusura a Chicago. Più il numero di maker in città aumenta, più crescono le opportunità di vedere nascere nuovi progetti, occasioni e contatti tra persone. L’idea può funzionare anche a Roma. È per questo che ci vediamo tutti là a ottobre.

 

 

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