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L’Europa crede davvero nella stampa 3D

loci_3d-printed-sculptureIl movimento dei makers è nato negli Stati Uniti con i FabLab, ma è cresciuto molto anche dall’altra parte dell’oceano. Il segreto del suo successo sono le persone e il network che si crea tra di esse. In Europa c’è spazio per la nuova rivoluzione industriale. Anzi, in alcuni casi è già in atto, ma non tutti se ne sono accorti. Vale anche per l’Italia, dove l’innovazione spesso fatica a trovare il riconoscimento che le spetta.

Eppure, nonostante le difficoltà, nel Paese di Leonardo il coraggio non manca. Come ha scritto Massimo Banzi su CheFuturo! nel 2012: “se mi danno 1 milione di euro apriamo 15 Officine Arduino nell’arco di un anno”. Un’idea così avrebbe davvero successo, basta guardare i makers in azione a Firenze, o percepire l’energia della famiglia Cantini, gli artigiani digitali di Kentstrapper. E poi ci sono anche i numeri.

Investimenti: la Francia è pronta a sovvenzionare progetti di nuovi FabLab (ateliers de fabrication numérique) con finanziamenti di 50-200mila euro nell’arco di tre anni fiscali. Tutte le informazioni sono reperibili qui, la domanda di presentazione scade il 13 settembre 2013.

Industria: uno studio della IDTechEx parla di un mercato della stampa 3D professionale in crescita. Nel 2025 il suo valore globale potrebbe toccare i 4 miliardi di dollari. Sono solo proiezioni, ma qualcuno ci crede: il Regno Unito ha promosso un piano di investimento di quasi 15 milioni di sterline per l’industria della manifattura digitale.

Moda e arte: la stampa 3D non è fatta solo di oggetti in plastica stampati in casa. L’abito ibrido della stilista Iris Van Herpen ha sfilato a Parigi, e le creazioni tecnologiche dell’artista giapponese Mariko Mori hanno arricchito la Madame Butterfly del Teatro La Fenice di Venezia. Le nuove tecnologie, unite a quelle tradizionali, possono creare pezzi unici.

Persone e community: secondo FabWiki in Europa ci sono 132 FabLab, i laboratori di riferimento per makers e creativi. Gran parte di questi luoghi vantano collaboratori e sostenitori molto attivi, come prova il viaggio dei nostri videomaker Alice e Davide che durante il Makertour hanno visitato e raccontato le loro storie. Sono le persone, non le tecnologie, a cambiare le cose.

credits: Andrew Spitz / Loci

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