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Fairphone, il primo smartphone a impatto sostenibile

FairphoneI makers sanno costruire di tutto, ma a volte si spingono oltre. Dopo tutto, la nuova rivoluzione industriale cerca di cambiare il modo in cui produciamo (quasi) tutto. Ecco perché il fatto che esista un open smartphone sostenibile non stupisce affatto. Si chiama Fairphone, e diventerà realtà grazie all’aiuto di 5000 sostenitori. A pochi giorni dalla scadenza del 13 giugno, sono più di 5200 le persone che hanno accettato di investire 320 euro a testa per riceverne uno.

Il nuovo Fairphone ha un schermo da 4.3 pollici, processore quad core, Android OS rootable, dual SIM e due fotocamere da 8 e 1.3 megapixel. Se siete curiosi di saperne di più, trovate maggiori dettagli sul sito. Ma a renderlo un telefono diverso non sono le specifiche tecniche. Piuttosto, a rendere unico questo smartphone è l’idea di progettarlo in modo completamente differente dal solito.

Come racconta il CEO Bas van Abel in un post, la campagna di Fairphone è nata nel 2010. Fin da subito, il team di ideatori ha capito che uno dei punti cruciali avrbbe riguardato elementi metallici preziosi come il tantalio e lo stagno. Materiali conflict-free, cioè, provenienti da miniere africane i cui proventi risultano tracciabili e non sono in alcun modo legati al finanziamento di guerre o azioni paramilitari.

Trasparenza della catena produttiva che va dalla sostenibilità dei fornitori di componenti elettroniche fino alle condizioni di lavoro eque negli impianti di assemblaggio. Senza dimenticare il rispetto delle norme ambientali e le pratiche di riciclo delle batterie esauste. Tenere insieme tutti i passaggi non è facile, ed è per questo che Fairphone ha messo insieme 1,6 milioni di euro (5000 quote da 320 euro) per avviare la prima produzione.

Visti da fuori sembrano (e lo sono per davvero) un sacco di soldi, ma il team di Fairphone assicura che il prezzo di ogni singolo smartphone è completamente trasparente. Per confermarlo, il sito della campagna pubblicherà la lista dei fornitori di materiali e componenti elettroniche ai quali si è rivolto Bas e il suo gruppo di sviluppatori. Passo dopo passo, anche l’industria degli smartphone può cambiare. E diventare open.

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