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Tomas Diez: come trasformare le città in FabLab

Tomas Diez (@tomasdiez) è un urbanista venezuelano e pensa davvero in grande. Per lui le città possono diventare FabLab, dei laboratori creativi in cui gli abitanti plasmano la vita di interi quartieri. Tomas lavora soprattutto in Europa, dove è tutor e coordinatore permanente del Fab Academy Diploma presso FabLab Barcellona. Il 24 maggio è stato tra gli ospiti di Atoms, Bits & People, l’evento che ha portato insieme a Roma Neil Gershendfeld, Massimo Banzi, Riccardo Luna e i makers europei.

Secondo Tomas, la rivoluzione dei makers si fa con le persone, non con gli slogan. Per capirlo basta ascoltare il suo intervento a TEDxZwolle, nel quale sintetizza gli ultimi cinque secoli di storia dell’umanità. Dal 1492, anno della scoperta dell’America, ad oggi il mondo ha conosciuto numerose rivoluzioni che hanno cambiato il modo di vivere e pensare: la stampa 3D e il movimento dei makers è solo l’ultima di una lunga serie.

Tutto è iniziato con la stampa a caratteri mobili – inventata da Gutenberg intorno al 1439 – che ha rivoluzionato l’Europa del XVI secolo, mettendo in circolazione circa 200 milioni di libri stampati. Così, la cultura ed il sapere diventavano accessibili ad un numero sempre maggiore di persone, purché sapessero leggere e potessero permettersi di acquistare i volumi.

La storia ha galoppato attraverso i secoli, dalla rivoluzione industriale fino alle macchine a vapore e alla catena di montaggio fordista. Nel ’900 arrivano i computer, Internet e le prime stampanti 3D industriali. Il millennio finisce e nel 2001 Neil Gershenfeld fonda e dirige il Center for Bits and Atoms presso il MIT. Nascono i FabLab e l’idea che esistano luoghi in cui tutti possano costruire (quasi) qualsiasi cosa.

A questo punto, Tomas si interrompe e ti dice come stanno le cose. La stampa 3D sarà il forno a microonde del prossimo decennio: una tecnologia destinata a mandare in pensione le abitudini vecchio stile. Bene, non è andata proprio così. E probabilmente neppure le stampanti 3D riusciranno a cambiare il mondo da sole.

Secondo Tomas, a cambiare il futuro saranno le persone. Perché un FabLab, se è all’avanguardia ma non è frequentato, ha perso. Succede lo stesso con le smart city: servono a poco se la popolazione è trattata come fosse composta da “stupid people”. La tecnologia può cambiare le carte in tavola, ma sono le persone a fare la differenza. Quella vera.

Lo capisci guardando il progetto Smart Citizen, ora impegnato in una campagna di crowdfunding su Kickstarter. L’idea è quella di diffondere tra la cittadinanza una scheda compatibile con Arduino dotata di sensori di luce, rumore, umidità CO2 e NO2. Così facendo, ogni balcone e finestra di una città diventa una stazione ambientale connessa ad una rete aperta. Open data, tecnologia accessibile e voglia di cambiare le cose: sembra banale ma funziona davvero così.

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