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Massimo Menichinelli: come esportare un FabLab dalla Finlandia

Quando risponde alla chiamata skype, Massimo Menichinelli ha appena finito di testare la nuova fresa arrivata in laboratorio. Lui, spezzino classe ’80, è il producer dell’Aalto Fablab. In Finlandia ci è arrivato una prima volta nel 2009, quando è stato invitato a Helsinki come keynote speaker dopo aver maturato diverse esperienze internazionali nel campo del design (trovate tutto sul blog openp2pdesign) e dei progetti collaborativi. Quando l’ateneo gli chiede un parere sui progetti sperimentali più interessanti da seguire, Massimo consiglia loro di aprire un FabLab.

Un anno dopo si candida per un PhD presso l’Aalto University e scopre che l’ateneo sta finalmente mettendo in piedi un FabLab. L’occasione non gli sfugge di mano ed entra a far parte del progetto. Quanto tempo ci è voluto?

“Ufficialmente il FabLab è stato inaugurato il 15 giugno 2012. Alla presentazione c’erano Neil Gershenfeld in videoconferenza e molti altri testimoni, tra cui Alex Schaub. I lavori sono iniziati un anno e mezzo prima, ed ora il laboratorio fa parte della Media Factory. È una delle quattro entità che operano come ponte tra dipartimenti e centri di ricerca, ma anche come membrana a contatto con cittadini ed aziende all’esterno. Il suo compito è quello di facilitare l’interazione con progetti legati a fotografia, videomaking, cinema e data visualization. Il FabLab ne fa parte proprio perché è un ponte tra la tecnologia digitale e il mondo reale. Insomma, dai bit agli atomi e viceversa”.

Avete a disposizione tutti gli strumenti di cui fabbers e makers potrebbero aver bisogno. Ma il vostro lavoro è un altro, di che cosa vi occupate?

“Il nostro compito è quello di facilitare l’approccio delle persone ai loro progetti. Se qualcuno ha un’idea in mente noi lo aiutiamo attraverso consulenze e gli spieghiamo come usare le macchine del laboratorio. Succede anche per un sito web: nel Web Studio della Media Factory, vicino al FabLab, non lo costruiamo noi al posto tuo, piuttosto ti diamo gli strumenti di cui hai bisogno per muoverti. Il nostro lavoro è rivolto soprattutto al personale universitario, ma ogni martedì il FabLab organizza un open day. In queste occasioni gli spazi e le attrezzature possono essere prenotate anche dall’esterno”.

Studenti, ricercatori e grande pubblico. Nel FabLab c’è tanto lavoro da fare?

“Qui di gente ne trovi sempre abbastanza. È ovvio che nei quattro giorni oltre al martedì ci siano più persone legate all’Università. Ma non mancano le occasioni: l’anno scorso parte dell’Open Knowledge Festival si è svolta qui e noi abbiamo organizzato alcuni workshop ed eventi. Per quanto riguarda noi, al momento siamo in tre ad occuparci del FabLab, e in tutta la Media Factory siamo in tredici. Il nostro bacino di utenza comprende, tra undergraduate e PhD students, circa 20mila giovani. Oltre ai 5330 dipendenti dell’Università”.

Il vostro lavoro si svolge pur sempre all’interno di un Ateneo. Quali altri progetti state seguendo?

“All’inizio non curavamo progetti tutti nostri, eravamo puri facilitatori. Forse adesso faremo un po’ di ricerca, oltre a raccontarle le nostre pratiche verso l’esterno. Inoltre organizziamo due corsi universitari. Il primo è uno breve di cinque giorni da 1 credito, nel quale spieghiamo come usare le macchine del FabLab. Il secondo, tenuto da me, dura 1 mese e vale 5 crediti: tratta della cultura FabLab, degli approcci all’open design e dello sviluppo pratico di un progetto. Entri che sai poco, esci che sai tantissimo e hai imparato anche collaborando con gli altri studenti”.

Nei vostri prossimi piani per il futuro rientra anche l’Italia?

“Quella delle Factory accademiche è un’idea facilmente esportabile. In questo momento la Design Factory è stata esportata in Cina ed Australia. Noi, come Media Factory, stiamo invece collaborando con Tokyo. L’Italia c’è, ma con un progetto a cui sto lavorando personalmente. Sto seguendo lo sviluppo di un FabLab a Trento. L’inaugurazione è fissata per il 27 luglio, in parallelo all’apertura del MUSE, il nuovo museo della scienza progettato da Renzo Piano. Sarà una struttura dal taglio diverso, rivolta soprattutto ai visitatori. E ci sarà anche un bel FabLab. Di spazio e fondi ce ne sono, e sto cercando di renderlo il più internazionale possibile. Abbiamo preso contatti con altri FabLab europei e ora stiamo anche cercando due persone per gestirlo. La call è aperta fino al 24 maggio”.

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