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Meet the maker: Dale Dougherty

La prima volta che sento pronunciare la parola maker é davanti ad un video di TED. Lui é Dale Dougherty, creatore della rivista Make, uno dei più convinti e carismatici portavoce del movimento.
Rimasi colpita dall’entusiasmo con il quale raccontava la rivoluzione dei makers, il loro movimento coeso e opensource.

Lo ritrovo sul palco del Ouishare con le sue diapositive: una macchina ricoperta da pesci parlanti, una stampante 3D che crea un bicchiere, un robot capace di usare i ferri per fare una sciarpa, l’ultima geniale invenzione presentata al Makerfaire di New Castle.

Dale sostiene che il “core” dei maker, quello che li rende diversi da tutto ciò che é sempre esistito, é una community capace di condividere.
L’entusiasmo, l’accessibilità ai mezzi tecnologici e alle informazioni per creare, la collaborazione interattiva sono solo il contorno di un gruppo di persone che hanno scelto il do it yourself come stile di vita, filosofia, o semplicemente gioco divertente per se stessi.

Dopo due settimane di viaggio ci accorgiamo anche noi che l’anima pulsante che rende speciale un maker é il suo appartenere ad una comunità, non più localizzata nei quartieri come negli anni 70 o legata alla scena di una città o della nazione.
Valica ogni confine, si incontra grazie agli hangout, si invia informazioni e prototipi scaricabili dal web, produce idee di cui nessuno é troppo geloso da voler nascondere agli altri.

Dale dice sul palco del Ted e ripete su quello del Cabaret Sauvage

“I makers sono generosi, ottimisti, hanno un senso di condivisione costruttiva e la voglia di imparare l’uno dall’altro. Questo li rende rivoluzionari.”

É quello che inizio a scoprire anch’io, é quello che osservo in ogni Fablab e festival.
Non importa l’età, la formazione o l’obiettivo di ognuno, conta fare stando fisicamente o virtualmente insieme.
L’ho imparato attraversando la Francia dei Fablab, come l’Artilect di Tolosa o il Faclab di Genevilliers, come m hanno raccontato gli hacker del Labx di Bordeaux o quelli del TmpLab durante l’Hackitoergosum, come ho potuto osservare durante l’Open Bidouille o nell’atmosfera del Ouishare.
Condividere. Sharing. Partagé.
Berlino ci insegnerà a dirlo in tedesco

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