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Perché a Firenze i makers sono piaciuti

artigiana Firenze

La signora ritratta in questa foto è una artigiana tessile. Non c’è nulla di strano in quello che sta facendo, ma tutto intorno a lei c’erano stampanti 3D, laser cutter e schede Arduino. Vuol dire che una continuità tra conoscenze di passato, presente e futuro, dopo tutto, esiste. Per nove giorni, Popup Fablab ha portato la creatività di makers e fabbers alla Mostra Internazionale dell’Artigianato di Firenze, ed è stato un piccolo successo.

Le foto raccolte su Facebook da Fab Lab Firenze (meritano davvero) ti mostrano adulti, giovani, bambini e anziani che si mettono all’opera intorno a un tavolo per creare qualcosa. Può essere di tutto: un badge innestato con i led, una cover per iPhone tagliata con il laser o un cucchiaio di legno. Poco importa. L’importante è che lo vedi costruire sotto i tuoi occhi.

Oltre ai workshop c’erano anche diverse occasioni per conoscere chi fa impresa sul territorio, chi avvia progetti ambiziosi e chi dialoga giorno dopo giorno con le persone in rete. Un primo bilancio sull’ecosistema makers è riportato su First Draft (e non dimenticatevi il videoblog di Alice e Davide), che riporta nomi come Buru-Buru, Blomming, Slowd e MakeTank.

Popup FabLab e Digital Makers sono state due occasioni per raccontare un mondo, quello di makers, fabbers e creativi. Come per tutte le storie, ci vuole qualcuno che la racconti e qualcun altro che la faccia sua. Quella di Firenze non è stata solo una mostra, ma una occasione per diffondere esperienze e idee sulla conoscenza e sull’uso pratico che ne facciamo.

Il miglior modo per capire di cosa stiamo parlando è prendere in prestito le parole di Fab Lab Firenze. In un post del 28 aprile hanno spiegato perché, soprattutto oggi, sia importante puntare su strumenti tecnologici, processi collaborativi, attitudine al coraggio e all’autoimprenditorialità.

[E portarli] anche nelle scuole, tra i bambini, i ragazzi o nelle università, dove sembra si sia smarrita la confidenza con il fare nel concreto. In questo modo forse creeremo meno oggetti, ma ci auguriamo di creare futuri progettisti. Meno prodotti, e più produttori.

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