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Quando i makers si scontrano con i brevetti

La nuova rivoluzione industriale dei makers è in corso, ma questo non significa che non possa incontra ostacoli sulla propria strada. Stampare oggetti in 3D in qualsiasi angolo del globo attingendo da progetti online è una grande conquista, ma questo tipo di innovazione si potrebbe scontrare con la protezione legale tutelata dai brevetti. La questione è abbastanza seria, e negli Stati Uniti c’è già qualcuno che si è messo al lavro per fare un po’ di chiarezza sul tema. Si tratta della Electronic Frontier Foundation (EFF), che da più di 20 anni si occupa di temi legati al diritto tecnologico in tutte le sue forme.

L’obiettivo è questo: fare in modo che i nuovi brevetti depositati negli Stati Uniti non sottraggano ai makers tecniche e processi che fanno parte del patrimonio comune. Infatti, se si dimostra l’esistenza pregressa di una realizzazione (definita “prior art”) di un’idea, questa fa decadere il brevetto. In pratica, se il Patent Office scopre che un prodotto o un processo sono pubblici e già in uso annulla la domanda di brevetto.

La segnalazione dell’esistenza di “prior art” può essere fatta anche da persone esterne al Patent Office, ma esistono finestre temporali ben precise per farlo. Per orientarsi in questa impresa, EEF si è quindi appoggiata al progetto Ask Patents, una piattaforma online dove utenti esperti in materia di brevetti danno consigli a chiunque ponga una domanda sensata sulla brevettabilità di idee e prodotti. L’idea è quella di identificare tutte le richieste di brevetto che suscitano dubbi e contestarle entro la scadenza della domanda.

Tuttavia, esiste anche l’altra faccia della medaglia. Basta un computer connesso ad internet, un software di modeling e una stampante 3D per riprodurre con successo un qualsiasi oggetto coperto da brevetti industriali già in vigore. Per adesso, la stampa tridimensionale non ha ancora fatto chiudere settori di business, ma una volta che questa tecnologia sarà entrata in tutte le case qualche azienda potrebbe iniziare a preoccuparsi.

Nonostante ciò, non tutte le company sono intimorite dall’avanzata del movimento DIY. Ci sono anche alcuni casi di apertutra nei confronti delle nuove tecnologie adoperate dai makers, come mostrato dalla proposta di John Kneeland, Community&Developer Marketing manager di Nokia:

 

In the future, I envision wildly more modular and customizable phones. Perhaps in addition to our own beautifully-designed phones, we could sell some kind of phone template, and entrepreneurs the world over could build a local business on building phones precisely tailored to the needs of his or her local community. You want a waterproof, glow-in-the-dark phone with a bottle-opener and a solar charger? Someone can build it for you—or you can print it yourself!

 

Per avere una panoramica di più ampio respiro su makers e brevetti, leggetevi anche questo interessante articolo pubblicato su Make magazine.
Negli USA l’attenzione è alta!

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