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La storia di Monte Testaccio

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foto di Michael Ezban

Il nome di Monte Testaccio deriva dal latino testa, ovvero coccio!

Questo riferimento si deve al materiale con il quale fu artificialmente innalzato e cioè le anfore scartate dal limitrofo insediamento porto sulla sponda del Tevere; ha un perimetro di 700 metri circa, un’altezza massima di 45 metri ed una superficie di circa 22.000 metri quadrati con circa 25 milioni di anfore accatastate.

Grazie alle datazioni ed alle indicazioni commerciali reperibili sui frammenti dei cocci, è possibile stimare la data degli scarichi compresa fra il 140 d.C. e la metà del III secolo.
La maggior parte delle anfore accatastate, probabile i 4/3 dei frammenti, sono anfore olearie betiche (la Betica era provincia romana situata nell’attuale Andalusia).

I rimanenti frammenti sono anfore olearie africane.
Ma la memoria del monte e del sito circostante è legata soprattutto alle feste del carnevale, il ludus Testaccie, documentato per la prima volta nel 1256 durante il pontificato di Alessandro IV e rinnovato ogni anno fino al 1470 circa

Nel 600’ il monte cambiò volto, e precisamente quando Pietro Ottini e Domenico Coppitelli acquistarono il terreno adiacente al colle per aprirvi “grottini” destinati ad osterie che via via aumentarono di numero (oggi sono destinati a famosi ristoranti e locali notturni).

Dalle feste medioevali dei tori e dell’albero della cuccagna si passò ai banchetti gastronomici delle famose Ottobrate romane.

Durante la seconda guerra mondiale vi fu anche installata un’intera batteria antiaerea, smantellata alla fine del conflitto; ancora oggi sono visibili resti di quattro piattaforme per i cannoni antiaerei.

Storia

Testaccio è il ventesimo (XX) rione di Roma.

Si estende nella zona pianeggiante a sud dell’Aventino e ad est del fiume Tevere e prende il nome dal monte formato con vasi di coccio (testae in latino) accumulatisi nel corso dei secoli durante i trasporti al porto di Ripa grande

Il Monte dei cocci, alta circa 45 metri, con diamentro di circa 1km ,stima il numero di circa 25 milioni di anfore accatastate.

Un accumulo di tale entità è stato possibile solo grazie ad una attenta sistemazione dei cocci,

Alcuni dei cocci conservano ancora il marchio di fabbrica; I Tutuli Picti, scritture a pennello con il nome dell’esportatore;

Durante la settimana santa si teneva la rappresentazione della Passione di Cristo. L’attuale Croce che corona il monte è solo un moderno ricordo di tali antiche celebrazioni che venivano prima pressati e poi collocati ordinatamente sulla parte superiore del monte.

da qui il il nome – antico – di monte Testaccio o Monte dei cocci.

Il porto dell’Emporio (situato nella sponda del Tevere all’altezza di via Romolo Gessi) era funzionante già dall’epoca romana, e rappresentava il terminale finale perlo scarico di merci e materie prime quali olio, marmi, grano, vino che, arrivavano a roma dalla Spagna e dall’Africa.

Dal II secolo a.C. il graduale spostamento a sud delle strutture portuali del Tevere porta all’occupazione di questa zona, esterna alla cinta muraria.

Nella zona sono gestite molte altre attività commerciali, quella più importante la vendita dei marmi; da qui prende il nome Via Marmorata.

Sorgono conseguentemente grandi edifici pubblici e privati per il deposito temporaneo delle merci.

Dopo la fine del III secolo d.C. le sue strutture edilizie decadono e le ivasioni barbariche del V secolo contribuiscono allo spopolamento della zona che tale rimarrà fino all’era moderna.

Da questo momento, iterreni coltivati, passano sotto la gestione dei Monasteri dell’Aventino.

La zona è utilizzata fino all’Ottocento come luogo di feste popolari e religiose e costituisce un punto di passaggio per la Basilica di San Paolo

Esso fu istituito nel 1921. La trasformazione urbanistica del sito avviene alla fine dell’Ottocento, in seguito alla costruzione del mattatoio e del circostante quartiere popolare.

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